








le motivazioni della Giuria su _ID.xorcism_ di MEZ [Mary-Anne Breeze]
Tatiana Bazzichelli. Il lavoro _ID.xorcism_ di MEZ scritto nel suo ormai celebre linguaggio
"mezangelle" ci dimostra ancora una volta la possibilità di usare la
rete come uno strumento di lettura non lineare e che il coding puo'
essere artisticamente e culturalmente orientato, attraverso una sua
re-interpretazione creativa.
In questo progetto, _ID.xorcism_, e' evidente
l'idea del passaggio dalla rappresentazione artistica frontale a
quella come flusso.
ID.xorcism e' un progetto che scorre di fronte a
noi, che dobbiamo rincorrere senza riuscire "a possederlo", un veloce
flusso creativo che va oltre, "ci supera", nel momento stesso in cui
cerchiamo di fermarlo per comprenderlo.
Un gioco seduttivo fatto di
tanti cyborg multipli. _ID.xorcism_ e' anche un esperimento giocoso
sull'idea di identità fissa, unica e immutabile, che viene
neutralizzata (IDentity.eXorcism?) in tante altre possibili forme
dell'apparire, piu' fluide e dislocate, piu' sensuali, sfuggenti e
specchio del nostro tempo.
_ID.xorcism_ e' anche una risposta ironica e
critica alla competizione, un perfetto hack del concetto site specific,
dimostrando come un lavoro creativo in rete superi necessariamente
l'idea della staticita', rendendosi multiplo come le tante nostre
identita' possibili.
(ID+SiteSpecific).xorcism = [IDs.in.flow]...>>>
Domenico Quaranta. _ID.xorcism_, dell'artista australiana Mary-Anne Breeze, è un lavoro dalla semplicità solo apparente.
Si tratta di un poema a scorrimento orizzontale, composto di testo e immagine, privo di link ipertestuali e quindi risolto in una sola pagina. L'impressione che da è quella di un biglietto da visita, o una tag di autopresentazione.
Ma il rispecchiamento identitario è solo apparente: l'identità dell'autrice, come spiega il titolo, non è rivelata, ma piuttosto esorcizzata.
Il testo scorre su due fasce orizzontali, sopra e sotto le immagini. Il rapporto non è sempre chiaro, ma l'impressione è che il testo in basso fornisca una nota a margine ai corrispondenti "versetti" della fascia superiore e alle immagini: ora un approfondimento, ora un commento ironico, ora un tentativo di interpretazione.
Le immagini, come di consueto nel lavoro di MEZ, fanno riferimento a una estetica cyber un po' fuori moda, e del resto anche lo stile complessivo della pagina sembra far riferimento a una fascia tettonica della Rete ormai sepolta da tempo: come se la presa d'atto della nostra identità ibrida si esprimesse, ironicamente, con i linguaggi visivi di una distopia della fusione uomo-macchina che ha dimostrato tutti i suoi limiti, ma che, in maniera del tutto diversa da quanto si prevedeva, si è avverata.
Ma è indubbiamente il testo, su cui la mancanza di interattività invita a soffermarsi, il cuore del lavoro.
L'artista australiana è uno dei pionieri della code poetry, una modalità di composizione poetica che vede il codice informatico mescolarsi al nostro linguaggio naturale, producendo un linguaggio ibrido che è, secondo i suoi autori, il più adatto a trasmettere la condizione ibrida in cui viviamo.
A questa tendenza della net art MEZ ha dato un contributo di grande rilievo con l'invenzione del "mezangelle", un linguaggio idiomatico che coniuga abbreviazioni, sostituzioni fonetiche e altre forme caratteristiche della comunicazione in rete con elementi sintattici provenienti dal codice HTML e da altri linguaggi informatici come il Perl. Il risultato è un corto circuito continuo tra linguaggio umano e linguaggio macchina, tra leggibilità del testo ed eseguibilità del codice, tra senso e processo. Un linguaggio che forse, in un primo momento, può sembrare di difficile decodificazione, ma di cui, presto o tardi, la nostra natura cyborg (di nodi umani di una rete di computer) ci fornisce la chiave.
Essendo intimamente legato alla Rete e alla nostra "netizenship" (qui verificata a livello linguistico), il lavoro di MEZ è, infine, intimamente site-specific, riuscendo quindi a coniugare la qualità concettuale e estetica con l'attenzione al senso della competition.
Corrado Mora.
La caratteristica che mi ha maggiormente colpito in _ID_xorcism_ ed in genere della code poetry di MEZ è l’originale e sviluppato livello di interazione interpretativa creato all’interno dell’opera.
Non vi è solo l’interpretazione di chi legge. Si assiste infatti anche ad un intreccio continuo di significati e rimandi all’interno delle singole parole come nel rapporto tra più parole, tra differenti versi, tra le linee di scorrimento ed – infine – tra parole ed immagini.
MEZ ha sviluppato una "lingua franca" contemporanea fatta di linguaggio quotidiano e codici di programmazione.
Ad essa MEZ riesce ad attribuire originali valenze estetiche e concettuali come pure con essa è capace di comunicare un profondo contenuto poetico.

